11 Giugno 2025 – Chiesa di St.James / 13 Giugno 2025 – Pieve di Cornacchiaia

Mercoledì 11 giugno saremo nella Chiesa di St. James a Firenze, in via B.Rucellai 9, alle ore 21 con un nuovo concerto dedicato a grandi musicisti del XIX secolo.

Venerdì 13 giugno alle ore 20.45 in replica nella splendida Pieve di Cornacchiaia a Firenzuola per i festeggiamenti dei 1000 anni della chiesa dedicata a San Giovanni Decollato.

In programma musiche di
Giuseppe Verdi, Preludio dall’Atto I da La Traviata.
Franz Schubert, Sinfonia n.8 in Si minore D 758 “Incompiuta
Gabriel Fauré, Pavane Op.50

Schubert scrive la sua sinfonia Incompiuta quando le nubi e gli echi rivoluzionari e i risvolti napoleonici non si sono ancora acquietati. Nel 1822 l’Europa è nuovamente attraversata dal sentimento rivoluzionario ma il modo di guardare alle cose è cambiato. Il confortevole “noi’ della rivoluzione francese e dell’illuminismo ha lasciato il posto a un “io” fragile, incerto e tumultuoso. Il romanticismo si affaccia proprio in quel momento nella sensibilità dei compositori e nell’incompiuta di Schubert troviamo un primo e vero tentativo di interpretare questo nuovo modo di sentire. È un lavoro totalmente diverso dai precedenti sinfonici sia di Schubert che degli altri autori che operano a cavallo fra 700 e 800. Neppure Beethoven si spinge così lontano. La scelta della tonalità di impianto del primo movimento è si minore, che come diceva Charpentier, è una tonalità che suggerisce lo stato d’animo della solitudine e della malinconia. Nessun altro compositore ha scritto una sinfonia in Si minore prima di Schubert. Mozart e Beethoven non scrivono neppure una sonata in questa tonalità, forse troppo distante dal loro sentirsi parte attiva di una comunità. Schubert, d’altra parte, ne ha tutti i motivi: nessuna delle sue sinfonie viene eseguita durante la sua vita, ed è costretto a condividere Vienna con un compositore del calibro di Beethoven. Non stupisce quindi che una sinfonia del genere nasca proprio a seguito di una grande crisi compositiva. La volontà di riproporre le strutture del passato cede fin dalle prime battute alla necessità di toccare lidi mai visti prima. Quel sentimento di non completo, di incompiuto, per l’appunto, di qualcosa che basta a se stesso pur sapendo che la tradizione ci chiede di continuare con un terzo e un quarto movimento, sono tutti elementi che richiamano un momento storico in cui determinate scelte, iniziate sotto auspici di libertà, non si sono poi concretizzate davvero, lasciando così il mondo letteralmente incompiuto.

La stessa tonalità non poteva che essere condivisa da Verdi per descrivere la situazione di Violetta nelle prime battute del preludio di Traviata. Pur essendo circondata da una folla di persone, Violetta rimane costantemente sola. Questa solitudine da una parte è inevitabile in un mondo sempre più stretto e soffocante, dall’altra porta con sé elementi di morte, quale in effetti poi sarà il destino della protagonista. L’io non è ancora cosi forte da sopravvivere senza il manto confortevole ma uniformante del noi.

Il sentimento del nuovo che guarda a un passato torna anche nelle pagine del terzo brano della serata: Pavane di Fauré. Qui le armonie perdono quella forza di successione tipica del periodo classico per fare spazio invece a dimensioni più intime, raccolte, elegiache. L’ostinato pizzicato di bassi e violini ci ricorda, in un certo senso, che nonostante le vicissitudini storiche in cui l’uomo è da sempre immerso, il tempo scorre in modo costante, e che quella che vediamo è solo una delle realtà possibili.

Il direttore Valentino Alfredo Zangara